I cinque stadi del lutto applicati all’ascolto delle canzoni dei Modà durante l’innamoramento.

Si sa, come diceva Hercules, le persone fanno sempre cose pazze quando sono innamorate; tra queste cose pazze c’è l’abbandono della musica che ascoltiamo in favore di brevi incursioni nel pop melodico melenso italiano, che ci sembra l’unico in grado di esprimere i movimenti che sentiamo nel cuore, tra sistole e diastole. Non mentite. Se non sono i Modà, è Alessandra Amoroso, o Arisa. Nei casi più acuti, Ligabue.

Ma partiamo dall’inizio.

1. Fase della negazione.

Avete conosciuto una persona, una persona che sembra rispettare gli standard minimi che vi siete imposti per considerare una persona accettabile (standard variabili, dal pedice del Basta Che Respiri all’apice del Principe Azzurro Ricco e Dotato di Elicottero/Principessa Gnocca Bionda che Parla con gli Uccelli), vi vedete, uscite, non vi rutta in faccia, non si toglie le scarpe nel buio del cinema, non si mette a piangere parlando dei suoi ex, coniuga perfino bene congiuntivi e condizionali. È fatta. Tornate a casa dopo il primo bacio, con le guance arrossate e i battiti del cuore accelerati, o dopo la prima copula (niente di male, il sesso al primo appuntamento è una delle meraviglie del mondo paragonabile al piacere che provano le vecchine nel palpare la frutta senza guanto al supermercato), i capelli aggrovigliati e il cappotto abbottonato male, e sentite il bisogno di urlare al mondo la vostra gioia. Vi chiudete in camera, accendete il pc, scorrete la bacheca di facebook e lì trovate una canzone dei Modà condivisa da un contatto che nei migliori dei casi non sapete come sia finito tra i vostri amici, nel peggiore è vostra sorella o vostra zia, ma l’importante è che tutti noi abbiamo almeno un contatto che sente il bisogno di condividere con il mondo il suo amore per la musica commerciale italiana. Siamo nella fase della negazione, non premerete play, vi sentirete troppo felici e snob per rovinarvi una bella giornata con delle canzoni di merda, ma il titolo di quella canzone, mettiamo che sia Dimmi Che Non Hai Paura, vi si appiccicherà nel retro del cristallino e là resterà, in attesa come un cucciolo di scorpione.

2. Fase della rabbia.

Quando meno ve lo aspettate, mentre state lavando i piatti, mentre buttate via la spazzatura, mentre scaricate nel cesso il pesce rosso che vi siete scordati di nutrire, troppo introflessi nella vostra gioia amorosa, quella canzone salirà su dallo stomaco, percorrerà il tratto esofageo e sfuggirà dalle vostre labbra, come fischiettio, mormorio, o con parole più o meno aderenti al testo originale. Lo negherete, lo negherete ad eventuali testimoni presenti e anche a voi stessi, vi arrabbierete, cercherete di purificarvi con la discografia completa di De André o dei Metallica, ma ormai il danno è fatto: siete entrati nella spirale perversa del solecuoreamore e niente e nessuno potrà salvarvi.

3. Fase della contrattazione.

Ok, vi capita di canticchiare di nuvole e tappeti di fragole, pensate che la vostra storia sia una favola, ma questo non fa di voi delle persone peggiori, dai, alla fine non si può giudicare una persona dalla musica che ascolta (balle!). Cercate di convincervi, insomma, che sia stato l’amore a rincretinirvi, ma che sia rimasta una parte razionale di voi abbastanza imponente da permettervi di essere critici con voi stessi: sì ok, stamani mi è venuta in mente una canzone di Tiziano Ferro mentre mi lavavo i denti, ma poi mi sono letto tutto l’inserto culturale del quotidiano prima di andare a lavoro; è vero, stavo quasi per mettermi a piangere su un vecchio live della Pausini, ma poi mi sono guardato un film di Herzog e mi sento in pace con me stesso. Vi State Illudendo. L’amore rincretinisce e peggiora i gusti musicali, lo confermano tre dentisti e otto ginecologi su dieci.

4. Fase della depressione.

Avete raggiunto la consapevolezza che vi ritrovate nelle parole di Valerio Scanu, che il vostro idillio amoroso può essere espresso in musica solo da ex partecipanti di talent show, avete capito soprattutto che gran parte dei gruppi e dei cantanti che vi piacciono veramente non perdono tempo a cantare di piccolezze come l’amore*, o che sono sempre, costantemente, incazzati ed amareggiati (e infatti vi siete crogiolati nelle loro canzoni in periodi di sfiga in amore, pensando hey, cazzo, non avrei mai potuto dirlo meglio!). Fase della depressione: smettete di ascoltare musica, cercate di stordirvi con le chiacchere degli altri in metro e con il rumore di trapano alle due del pomeriggio che proviene dalla finestra aperta ai primi raggi di sole primaverili, le cuffie diventano le vostre peggiori nemiche, conosco persone che hanno caricato sull’iPod solo 4’33” di John Cage da riprodurre in loop per tentare di uscire dall’impasse. Ma tranquilli, tutto passerà, state per raggiungere l’ultimo stadio.

5. Fase dell’accettazione.

E va bene, sono felice, sono innamorato, gli uccellini cinguettano e ogni tanto voglio ascoltare del sano trash melodico italiano. Qualche problema? Quando la persona che ho accanto mi lascerà, quando mi troverò in testa tutte le corna del papà di Bambi, quando le orecchie inizieranno a sanguinarmi (non ci vorrà molto, credo che Amnesty International abbia decretato che l’ascolto di più di tre canzoni di fila dei Modà sia da considerarsi per la psiche una tortura alla stregua del waterboarding), tornerò dai cantanti della mia vita, ma lasciatemi la libertà di ascoltare i Modà (Kekko, segnatela questa rima che spacca) finché dura. Perché alla fine è vero, gli ascolti casuali, soprattutto se influenzati da alti livelli di serotonina, non vi trasformano in una brutta persona, soprattutto se fate pace con le cuffie, scollegate spotify dall’account facebook e cantate in playback, nella solitudine della vostra stanza. E se alla fine, qualcuno vi dirà mobbasta, hai rotto il cazzo, voi potrete sempre cantargli Scusaaaaaaaami.


*Non è vero, cercate bene, a meno che non ascoltiate solo Masini, tutti i cantanti cantano di amore, altrimenti di cosa parlerebbero?

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