Lo stadio di Wimbledon – Daniele Del Giudice.

«Bisogna tenere i libri distinti dai dolori. Capisce cosa voglio dire?»

No, il protagonista del romanzo non capisce, mentre a me sembra di cogliere una scintilla di senso nelle parole della vecchia signora che la nostra sconosciuta voce narrante va a visitare nel reparto di lunga egenza di un ospedale nella Trieste di metà anni 80, a quindici anni dalla scomparsa di quella figura che resterà nell’ombra per tutta la durata della storia, ma che noi sappiamo essere Roberto Bazlen, Bobi per gli amici.

Lo sconosciuto uomo di cui seguiamo i passi, come un novello pellegrino, si sposta tra la città della bora e il sobborgo di Wimbledon alla ricerca dei vecchi amici dell’intellettuale, conoscendo sfumature e riconoscendo aneddoti, cercando di rispondere alla domanda che gli interessa, ancor più di tutto il resto: perché a Bazlen non è mai interessato scrivere? Le risposte arrivano, da chi l’ha conosciuto, da chi ha condiviso con lui tratte di viaggio

Aveva le cose, ma le scartava. Per lui, se una cosa non era sufficientemente nuova o originale non aveva valore. E questo forse era un problema. […] Lui diceva che l’unico valore è la “primavoltità”. Diceva anche: “non si possono più scrivere libri, io scrivo solo note a piè di pagina.

DSCN8892Un romanzo, strano, forse un memoir, certamente intriso di persone più che di personaggi, di eventi più che di storie, anche se la sensazione che ne ricavo è quella di un qualcosa di incompiuto e superficiale (nonostante la nota entusiastica di Calvino), di pagine che avrebbero voluto approfondire una figura, o un concetto, ma che si tronca troppo nettamente, di uno stile che sovrasta la storia, che si perde nelle passeggiate del protagonista, insieme a lui, lasciando che l’interesse del lettore si assopisca nel dondolio dei treni in viaggio verso Trieste.

Certe volte mi sembra che non ci sia cosa più forte del vuoto, o del niente: taglia ogni questione, la rende perfetta, motivata. Come immagine per i sentimenti il vuoto è notevole, quanto il pieno o un tramonto o un fiume…

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