Shiro.

Ecco che cosa ricordò l’uomo mentre un fiore sanguigno sbocciava sul tessuto immacolato della sua camicia all’altezza dello stomaco, il manico di una lancia conficcato nel centro di quella macchia dai bordi frastagliati.

Ricordò una volta che aveva fatto l’amore, né la prima né l’ultima, quando era giovane, la sua prima spedizione, in Giappone. Ricordò che stava quasi per innamorarsi di quella ragazza con cui si sdraiava tra i fiordalisi, che lo guardava con occhi stanchi dopo un pomeriggio d’amore, che ripeteva in una cantilena, mentre lui le affondava dentro «gaijin, gaijin, tu sei il mio imperatore». Ricordò i capelli neri e lisci della ragazza, le stoffe colorate delle sue vesti che spiccavano vicino agli austeri abiti scuri che riempivano i bauli scaricati dalla nave dell’uomo, ricordò di aver pensato che l’amore esistesse anche fuori dai romanzi che leggeva la notte alla luce di una candela di sego. Ricordò di aver anche pensato di portarsela a casa, in Inghilterra, di sposarla ed insegnarle ad inamidare i colletti delle sue camicie, di vivere felice con la sua regina dalla pelle lattea. Poi, mentre esalava gli ultimi due respiri della sua vita terrena, ricordò il giorno in cui ripescarono il corpo della ragazza dal fiume, i capelli neri aggrovigliati e sporchi di fango come un nido di rondine, la seta del kimono lacera e zuppa di acqua gelata. Con le poche parole di giapponese che lei gli aveva insegnato, chiese spiegazioni al crocicchio di persone raccolto intorno a quel corpo gonfio, dissero che forse era scivolata, una disgrazia, una vera disgrazia. Gli restava un ultimo singulto di vita, ricordò la tomba scavata in quel campo che li aveva visti così vivi, ricordò il completo bianco che aveva fatto cucire in fretta per il funerale, ricordò di aver pensato che c’era qualcosa di sbagliato nel portare il lutto con lo stesso colore della pelle perfetta della donna che, sì, aveva amato. Ricordò di aver lasciato il suo cappello bianco su quel cumulo di terra smossa, ricordò il polso candido di lei spuntare dalla manica larga del suo abito più bello, il giorno che l’aveva vista cogliere una rosa rossa nel giardino dell’ambasciata, la prima volta che l’aveva vista sorridere. E così morì, nel suo completo bianco, vestito a lutto.DSCN8839

Ispirazioni.

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