Agota Kristof – Trilogia della città di K.

Per decidere se è Bene o Non Bene, abbiamo una regola molto semplice: il tema deve essere vero. Dobbiamo descrivere ciò che vediamo, ciò che sentiamo, ciò che facciamo.

Agota Kristof scrive i tre romanzi che compongono questa trilogia (Il grande quaderno, La prova, La terza menzogna) tra il 1986 e il 1991, con l’evidente unico scopo di fotterci il cervello.

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Il grande quaderno ci racconta la storia di due gemelli senza nome, affidati dalla Madre alla Nonna durante la guerra. In un mondo crudo e sanguigno vediamo i ragazzi crescere e raccontare la loro vita ricopiandola in un quaderno.

Scriveremo: «Noi mangiamo molte noci», e non: «Amiamo le noci», perché il verbo amare non è un verbo sicuro, manca di precisione e obiettività. […]
Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe; è meglio evitare il loro impiego e attenersi alla descrizione degli oggeti, degli esseri umani e di se stessi, vale a dire alla descrizione fedele dei fatti.
Ci convinciamo così che quella che stiamo leggendo sia la verità, la normale cronaca di un paese bombardato e spezzato visto con gli occhi di due bambini troppo maturi per la loro età.
Con La prova seguiamo le vicende di uno dei due gemelli, di cui scopriamo i nomi, lo vediamo crescere, innamorarsi, soffrire. Poi Lucas scompare e in città arriva Claus, alla ricerca del fratello. Non posso dirvi di più, davvero, ma per me la trilogia doveva fermarsi qui.
[Le rispondo che] cerco di scrivere delle storie vere, ma, a un certo punto, la storia diventa insopportabile proprio per la sua verità e allora sono costretto a cambiarla. [Le dico che] cerco di raccontare la mia storia, ma che non ci riesco, non ne ho il coraggio, mi fa troppo male. Allora abbellisco tutto e descrivo le cose non come sono accadute, ma come avrei voluto che accadessero.[…] Un libro, per triste che sia, non può essere triste come una vita.
Questa citazione in particolare finisce per essere il vero specchio dei tre romanzi, in un continuo inseguimento tra verità e finzione, con nomi ed esperienze che fanno da ponte tra i due mondi lasciando il lettore, alternatamente, affascinato, incuriosito, indispettito dalle incomprensioni del terribilmente affascinante universo plasmato dalla Kristof.
Una trilogia imprescindibile, che voi decidiate di fermarmi dopo il primo romanzo, dopo il secondo, o di avere fede e friggervi completamente le sinapsi completando la lettura con La terza menzogna. Un libro da leggere e rileggere, fidatevi, io sono già alla seconda rilettura.
Un uomo dice:
-Tu chiudi il becco! Le donne non sanno niente della guerra.
La donna dice:
-Non sanno niente? Coglione! Abbiamo tutto il lavoro, tutte le preoccupazioni: i bambini da sfamare, i feriti da curare. Voi, una volta finita la guerra siete tutti degli eroi. Morti: eroi. Sopravvissuti: eroi. Mutilati: eroi. È per questo che avete inventato la guerra, voi uomini. È la vostra guerra. L’avete voluta voi, fatela allora, eroi dei miei stivali!
Sono convinto che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.
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