Fame di realtà – David Shields

Realtà“, come Nabokov non si stancava mai di ricordarci, è l’unica parola che senza virgolette non significa niente.

Questo è quello che leggo nell’ouverture, a pagina sette, prima sezione.

porcoddiosalvatiimmaginedelcazzoFame di realtà è stata la mia strada di briciole di pane nel bosco buio e tempestoso del real world. Nonostantenon condivida in pieno la visione del mondo di Shields, soprattutto per quanto riguarda il plagio (sia chiaro, non condivido ma me ne approprierò in questo testo, usando citazioni dal libro stesso e omettendo le fonti, come lo stesso autore fa nel testo), sono riuscita a spalancare gli occhi sulla realtà, sulla scrittura, sono riuscita, alla fine, a farmi entrare in testa che il mio mezzo è la prosa, non il romanzo.

Sono consapevole che molti dei miei maestri sarebbero pronti a distruggere ogni singola parola, originale o presa in prestito, contenuta tra i due fogli blu della copertina, ma, per citare il preside, ognuno di noi deve avere la sua certa idea di mondo.

Vi lascio un assaggio:

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Come possiamo apprezzare i cosiddetti “memoir” e prenderli per buoni, quando – lo sanno tutti – non esiste niente di più inaffidabile della memoria? Molte “storie vere” si vantano di non essere state abbellite o edulcorate, ma la prima memorabile cosa che impariamo sulla memoria è quanto sia fallibile. Ormai abbiamo mangiato la foglia: i ricordi possono essere seppelliti, perduti, rimossi, perfino ristabiliti. Ci ricordiamo di quello che ci pare e non c’è limite o quasi a quello che possiamo dimenticare. Solo quelli che aggiornano scrupolosamente un diario sapranno cosa stavano facendo in questo momento, questo stesso giorno, un anno fa. Tutti gli altri ricordano solo i momenti più intensi, e perfino questi tendono a essere mitizzati poiché li ripetiamo di continuo nei capitoli editati bene della storia della nostra vita. In questo senso, i memoir si potrebbero davvero definire i moderni romanzi, visto che hanno perfino un narratore inaffidabile.

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Gli scrittori di non-fiction immaginano. Gli scrittori di narrativa inventano. Sono due atti completamente diversi che hanno un obiettivo diverso. A differenza del lettore di narrativa, che deve solo usare l’immaginazione, un lettore di non-fiction deve avere un atteggiamento più complesso: immaginare e allo stesso tempo credere. La narrativa non chiede ai propri lettori di credere: anzi, offre ai lettori la grande libertà di fare un’esperienza senza credere, una cosa che la vita reale non permette. La narrativa ci rivolge una domanda retorica: «E se questo accadesse?». La (buona) non-fiction afferma qualcosa di molto più complesso: «Questo potrebbe essere accaduto».

427

Io scrivo solo per capire cosa sto pensando, cosa sto guardando, cosa vedo e cosa significa. (Questa, devo citarla, è Joan Didion.)

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