Zanna Bianca – Jack London

Il deserto selvaggio non ama il movimento. La vita l’offende perché la vita è movimento e il deserto tende sempre a distruggerlo: esso ghiaccia l’acqua per impedirle di correre al mare; priva gli alberi del loro succo fino a gelarli nelle più profonde radici. E più ferocemente e terribilmente tormenta e sottomette l’uomo, l’uomo che è il più agitato e assetato di vita, sempre insofferente della legge per cui ogni movimento deve alla fine arrivare all’immobilità.

Due uomini che lottano per la vita e uno che ha smesso di farlo, sei cani e il deserto artico. Questa è la scena iniziale di Zanna Bianca, in cui ci chiediamo quale sia tra quelli che girano intorno al fuoco il lupo così particolare da dare il nome al romanzo.

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In realtà Zanna Bianca non c’è, non è ancora neanche stato concepito e per prima incontriamo sua madre, Kiche, una cagna selvatica capace di sopravvivere alle carestie grazie alla sua intelligenza.

Solo nella seconda parte incontriamo il piccolo cucciolo grigio di cui seguiremo la crescita in quello che è a tutti gli effetti un Bildungsroman in versione canina.

Accompagniamo infatti Zanna Bianca alla scoperta del dio uomo, della sua legge del bastone e della crudeltà, ma anche dell’amore e della redenzione. Il lupetto è continuamente plasmato da ciò che gli succede intorno e dagli uomini in cui si imbatte.

La sua eredità era una sostanza vitale che può paragonarsi all’argilla. Egli possedeva molte possibilità, era capace di essere modellato in molte forme diverse. L’ambiente serve a modellare l’argilla, a darle una forma particolare. Così se Zanna Bianca non si fosse mai avvicinato ai fuochi degli uomini, la foresta lo avrebbe modellato facendolo divenire un vero lupo. Ma gli dei gli avevano offerto un altro ambiente e lui era divenuto un cane piuttosto lupigno, ma sempre un cane, non un lupo.

Gli incontri ci cambiano, quindi, non succede solo con i lupi ed i cani, ma anche tra gli dei uomini. Questa è la grande capacità di London, di non raccontarci solo la storia di un animale, ma di parlare ad ognuno di noi per mezzo di quel cane lupo. E proprio come succede a noi bipedi, alla fine l’amore riesce a modificarci molto più di quanto possano le botte, le offese, i divieti e le ingiunzioni: l’amore può trasformarci. Non dico che possa trasformarci in qualcosa di migliore, ma sicuramente ci modifica, perché niente è più importante, una volta innamorati, dell’apparire così come l’oggetto delle nostre attenzioni ci vorrebbe.

Era, in lui, un’eredità selvaggia, la paura del colpo e della trappola che gli aveva provocato l’impulso panico di evitare i contatti. E ora col padrone d’amore, quel suo insinuarsi e premere era un deliberato atto di abbandono e di impotenza; un’espressione di fiducia perfetta, di dedizione assoluta. Come se avesse detto: “Sono nelle sue mani. Fai di me quello che vuoi”

Zanna Bianca è un romanzo di avventura, di formazione, una grande storia d’amore e merita di essere riletto da adulti, per apprezzare la prosa potente e pura di London.

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