Riassunto delle letture precedenti.

Sarà un mese che non aggiorno il blog.

Buhuhu cattivo lama, cattivo.

Comunque, cercherò di riprendere le fila dei libri (pochi, pochissimi) letti negli ultimi tempi e di essere più costante nelle recensioni in questo ultimo mese del 2014, prima dei buoni propositi dell’anno nuovo.

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Sandro Veronesi – XY

Veronesi scrive bene, e ti incanta quando te lo ritrovi a pochi passi che parla di sguardi e droni, questo è uno di quei romanzi in cui non importa se il finale ti lascia insoddisfatta, resti comunque appagata da quello che hai letto.

L’ho detto che è il giorno zero e insomma o si è il viandante che sono sempre stata che accusa il contadino di non sapere niente o si è il contadino che sarò da ora in poi e che gentilmente è continuando a zappare gli risponde sì signore è vero signore io non so niente signore ma quello che si è perso è lei.

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Sherwood Anderson – Il romanzo perduto.

Lettura scolastica, raccolta di saggi che racchiudono qualche ottimo spunto, mi ha invogliato a leggere Winesburg, Ohio.

Nessuno sembra mai rendersi conto del fatto che l’arte è l’arte. Non è la vita.
La vita dell’immaginazione resterà sempre divisa da quella della realtà. Si nutre della vita reale, è vero, ma non coincide con la vita stessa – non potrà mai.

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Don Winslow – I re del mondo.

Don Winslow è la vera scoperta di questi ultimi mesi: inizialmente ho provato a leggerlo solo perché avevamo in programma un incontro con lui, in realtà ancora prima di essere conquistata dal suo americano chiarissimo con cui ci ha apostrofato appena salito in cattedra (Writers write, anything else è stata la prima cosa che ci ha detto), mi sono innamorata di Chon, Ben e O, protagonisti di questo prequel a le Belve che, neanche a dirlo, dovrò recuperare al più presto. Leggetelo. Leggetelo anche se pensate che il mondo della droga, la gioventù dorata di Orange County, i surfisti e gli hippies possano solo annoiarvi. Non sarà così, fidatevi.

  • Ben non dice nulla.
    La sua versione della resistenza passiva.
    «Gandhismo verbale», lo chiama.
    (– Il tuo avversario non può giocare a tennis, – aveva spiegato una volta a Chon, – se tu non gli rimandi indietro la palla.
    – Non può giocare a tennis neppure se gli spari in testa, – aveva risposto Chon).

  • L’abitudine è un gesto compulsivo, la routine è una scelta. Il fatto che si tratti della stessa scelta ogni giorno è irrilevante.

  • Triste fatto della vita:
    Le persone intelligenti a volte diventano stupide, ma le persone stupide non diventano mai intelligenti.
    Mai.
    Mai.

  • Chissà
    se
    la fede si incrina o
    si erode,
    se il fiume del tempo ne smangia le rive finché semplicemente crolla.
    Sembra una cosa improvvisa.
    Ma non lo è.

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Raymond Carver – Principianti.

I racconti della raccolta Di cosa parliamo quando parliamo d’amore tornati alla forma originaria in cui Carver li aveva plasmati, prima del pesante intervento di editing da parte di Gordon Lish. Leggerli tutti insieme, uno dietro l’altro, senza il tempo di digerirne uno prima di passare all’altro (colpa mia, troppe cose da leggere, troppo poco tempo) è stata una delle letture che mi hanno provato nella mia ormai abbastanza lunga carriera di lettrice. Carver è Carver, Carver è da leggere, anche quando parla di bambini contesi da genitori troppo violenti, solo, non era il momento giusto, per me.

I racconti migliori: Principianti, Perché non ballate?, Una cosa piccola ma buona.

Qualsiasi cosa succeda, quello almeno ci resta. Ci siamo amati come nessun altro mai potrà amarsi.

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