Doctor Who la notte degli angeli – David Llewellyn

Non c’è niente di sbagliato in Pond. A me piacciono i laghetti. Nei laghetti ci sono le anatre. Di solito. E le anatre sono strepitose.

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Primo romanzo in ordine cronologico (anche se con il Dottore parlare di ordine è superfluo) dell’undicesimo dottore ambientato tra la terza (Victory of the Daleks) e la quarta puntata (The Time of Angels) della quinta stagione (la prima con il fantastico Matt Smith nei panni del Dottore, affiancato da Karen Gillian come Companion).

È anche il primo romanzo dell’universo Whovians che leggo e sono rimasta piacevolmente sorpresa dall’aderenza dei protagonisti del romanzo con i veri Dottore e Amelia Pond, quelli che conosco e amo dal telefilm. Amy, alle prime armi nell’affrontare viaggi nel tempo, alieni e varie minacce di morte, è molto credibile e credo sia impossibile non pensare a Eleven leggendo di piroette e leggendo i suoi dialoghi (ok, in alcuni punti ho pensato anche a Ten, ma credo sia normale considerando che l’autore ha scritto il romanzo prima dell’uscita della quinta serie).

Stavolta Amy e il Dottore si trovano su una gigantesca frittella di spazzatura cosmica in compagnia di una razza aliena che non conosce la paura, una comunità umana che si è dimenticata da dove viene e branchi di lumaconi verdi con otto zampe.

Ottime premesse, no?

Non rimarrete delusi da questa avventura capace di divertire e far riflettere, tra un clown assurto a divinità, e una religione devota ai vecchi film western senza audio. Non posso dirvi di più, rubando le parole alla dottoressa River Song, sarebbe assolutamente SPOILER!

Ottimo lavoro anche del traduttore che ha lasciato intuibili i giochi di parole a chi conosce un minimo la serie (e magari se la guarda subbata) e la lingua inglese.

Sai che cosa penso io? Una parte di me pensa che siano stati proprio i vostri miti e le vostre superstizioni a portarvi dove siete arrivati. Noi non avevamo nulla del genere. Sì, avevamo la nostra scienza e la nostra storia, ma non ci facevamo troppe domande. Non avevamo il senso del mistero. Sulla Terra avete inventato storie sulle stelle per centinaia, no, per migliaia di anni prima di raggiungerle veramente. E secondo me è proprio quello che vi ha fatto desiderare di arrivare ancora più lontano. Il vostro impulso folle di trovare una risposta a tutte le domande, e a quel punto di farvene di nuove. A noi Sittuun non piacciono le domande a cui non si riesce a rispondere più o meno subito.

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