Gli ingredienti segreti dell’amore – Nicolas Barreau

Sono già dieci minuti che fisso lo schermo cercando di stilare una classifica delle cose che più mi hanno infastidito in questo romanzo, ma non riesco a decidere quale sia più fastidiosa dell’altra, quindi ben venga un generico elenco puntato al posto di una classifica cardinalizia.

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La banalità del finale.
Come fate voi ad iniziare la lettura di un romanzo che dalla prima pagina lascia intuire senza via di scampo come andrà a finire la storia? Ok, è un romanzetto d’amore, ovvio che non ci sarà un’invasione aliena, ma volete mettere l’effetto spiazzante di One Day (Un giorno, David Nicholls) rispetto a un qualsiasi lei ama lui-lui ama lei-problemi insormontabili-soluzione piovuta dal cielo-happy ending?

Questa è la vita vera non un romanzo.
No, invece, questo è un romanzo e tu, caro autore che strizzi l’occhietto al lettore volendo far finta che il narratore stia raccontandoci tutto questo come se fossimo amici ubriachi al bar, mi irriti. Con i tuoi se questo fosse un romanzo d’amore… ma non lo è, è la vita vera mi irriti quasi quanto il finale sospeso di Inception.

Scema e felice.
Aurélie qualcosa, insipida protagonista di questo libro è la donna più stupida sulla faccia della terra e cade in quella che Barreau vorrebbe far passare per una gustosa commedia degli equivoci con la stessa pescelessita della sottoscritta quando inciampa nel vuoto appena sveglia la mattina. Il personaggio maschile poi, André ma non quello di Lady Oscar, sembra proprio che si diverta a farla passare per cretina intortandola con una serie di espedienti che neanche nei peggiori shojo manga avrebbero avuto successo.

E alla fine arriva il meh.
Ricapitolando: i personaggi sono odiosi, la trama assurda, La scrittura raggiunge forse forse la sufficienza e Barreau usa anche semi citazioni senza citarne le fonti (tutto quello che mi piace è illegale o fa ingrassare, qualcosa del genere, sicuramente roba vecchia su facebook, probabilmente attribuita a Oscar Wilde o Jim Morrison. In realtà è un aforisma di Alexander Woollcott ma credo che neanche lo stesso Barreau lo sappia).

Ma ci sarà pure qualcosa di buono in questo libro, no?
Sì, forse, le ricette in appendice.
Datemi il tempo di provare a riprodurre i gâteaux au chocolat con il parfait à l’orange di Aurélie Bla Bla, poi ne riparliamo.

Quando qualcuno si sofferma lungo su un ponte, o è perdutamente innamorato oppure sta per buttarsi, non ho mai capito perché gli innamorati e i suicidi hanno questa affinità elettiva con i ponti.

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