Il bar sotto il mare – Stefano Benni.

Si può dedicare una recensione?
Strano, vero?
Questa recensione però ha una dedica, perché è per Margherita che ha pensato a me vedendo la borsa di Pantera in libreria, che mi ha donato un nome da supereroina e che legge il mio blog e mi chiede pareri.

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Con questa premessa, e contando che quello che sto per recensire è l’ennesimo libro di Benni che ho adorato, sento un po’ di ansia da prestazione, che probabilmente si concluderà con una pubblicazione precoce che spero almeno non lasci voi lettori insoddisfatti e me in imbarazzo a balbettare scuse incoerenti.

Il bar sotto il mare è una raccolta di racconti collegati tra loro grazie alla cornice di un bar, appunto, sotto la superficie del mare, che il protagonista si trova davanti seguendo uno strano vecchio con una gardenia all’occhiello giù per la scaletta di un molo in una notte stellata.

I vari racconti spaziano alla maniera benniana tra storie che sembrano rubate a Poe (che compare nella copertina originale, visibile nelle prime pagine della nuova edizione, tra i clienti del bar, come anche John Belushi e una signorina bionda molto simile a Marilyn Monroe) e Bukowski; tra horror, umorismo più o meno macabro, amara riflessione sulla contemporaneità e fantascienza lieve come una bolla di sapone.
Nonostante il racconto breve non sia la dimensione narrativa a me più congeniale e la mia conseguente preferenza per mattonazzi e mallopponi, Il bar sotto il mare contiene alcune perle di genialità che stamperei in molteplici copie distribuendole gratuitamente in giro: il verme disicio, Olerone Nastassia riescono ogni volta ad incantarmi come se fosse la prima volta che leggo quelle righe, mentre ho un debito nei confronti di Priscilla Mapple e il delitto della II C da cui presi ispirazione per un tema strappando un “ottimo” in inchiostro rosso. Non so se la maestra non avesse mai letto Benni, o se avesse apprezzato una decenne dotata di così tanta faccia tosta da plagiare un autore contemporaneo in un tema di quinta elementare.

E ancora, la dolcezza di Arturo Perplesso Davanti alla Casa Abbandonata sul Mare, la storia d’amore di Pronto Soccorso e Beauty Case, ci sarebbe da parlare di ogni racconto per ore, anche se la cosa migliore da fare resta comunque leggerli, amarli, citarli a memoria, sentirsi un po’ un avventore del Bar sotto il mare, con tante storie da ascoltare, e almeno una da raccontare.

non so se mi crederete. Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri credono, e l’altra metà a credere in ciò che altri deridono.

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