La finestra dei Rouet – Georges Simenon

Di Simenon non avevo mai letto niente, soprattutto perché il genere investigativo non rientra tra i miei favoriti, ma messo da parte Maigret, sono stata affascinata dalla sottile perversione di questo romanzo dalla trama esile, ma pericolosamente avviluppante.

SINOSSI:
Un lento, soffocante pomeriggio estivo. In un modesto appartamento di Faubourg Saint-Honoré, una donna sta ricucendo un vecchio vestito. Al di là della sottile parete che divide la sua stanza da quella attigua, due corpi giovani si stiracchiano voluttuosamente dopo aver fatto l’amore. La donna sente tutto, immagina ogni gesto, come se li vedesse. Poi, come fa sempre, si avvicina alla finestra. Dall’altra parte della strada vive la ricca famiglia dei Rouet, proprietari non solo del palazzo in cui abitano, ma di buona parte dei palazzi intorno. Per ore e ore, da dietro le persiane accostate, la donna spia la loro esistenza: quella dei vecchi, al piano di sopra, e quella del giovane Hubert e della sua bella, irrequieta moglie Antoinette, al piano di sotto. Sarà lei, in questo pomeriggio di luglio, l’unica testimone di qualcosa che potrebbe anche essere un omicidio. E da ora in poi la donna comincerà a vivere per procura la vita di Antoinette: una vita “fervida, invadente, in tutta la sua spaventosa ferocia”, una vita “proibita”, che a poco a poco diventerà la sua.

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La cosa che affascina di questo romanzo che sfiora le 200 pagine è il gioco di ruoli che trasforma il lettore, lentamente, in un voyer che spia la vita della protagonista Dominique, una donna sola di quaranta anni che vive nella casa di famiglia con una coppia di sposini novelli a pensione, come lei spia dalla finestra quella di Antoinette, la giovane vedova Rouet che diventa pian piano sempre più consapevole dello sguardo che segue ogni sua mossa dall’altra parte della strada.

La psicologia di Dominique, la sua ossessione per quella donna forte che ha saputo prendere in mano la sua vita con la stessa presa salda che lei riserva solo al mucchio di calze da rammendare, sono tratteggiate maestralmente (non che mi aspettassi qualcosa di meno) e la sua follia incalzante trasuda dalle pagine ogni volta che si spinge più lontano nell’inseguire la vedova Rouet.

È comunque una storia di settant’anni fa, intrisa di concetti, come la zittellaggine, che per fortuna posso dire completamente spariti nella nostra società, fiera del suo essere autosufficiente, del suo essere single, delle sue donne senza età con i capelli platino e la pelle come cuoio che rivendicano il diritto di comportarsi come uomini. Come in ogni storia che si allontana dalla morale di uso comune, si perde un poco del fascino delle azioni dei personaggi, ma ci si trova anche a riflettere e a chiederci se un tale comportamento sia mai considerabile consono, se sia normale, qualsiasi cosa voglia dire, agire in un modo simile. È quello che succede quando ci scontriamo con la realtà di quello che eravamo, quello che abbiamo dimenticato di essere stati, quando invece, il passato, non andrebbe dimenticato mai.

La ama. La ama come una bestia. Passa la vita ad amarla e lo farebbe davanti a tutti; fra poco, quando usciranno, sentiranno ancora il bisogno, per strada, di stringersi l’uno all’altro.

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