Esercizi di scrittura – Nella testa di un uomo.

Nella mia lista delle cose da fare prima dei vent’anni era rimasta una sola voce.

Tra le righe cancellate, tra i ricordi di una notte passata ad aspettare di veder spuntare il sole sulla spiaggia e quelli di una giornata a fare l’autostop per raggiungere lo stadio prima dell’inizio del concerto, l’unica cosa che spiccava erano quelle parole volgari: scoparsi una rossa.

Non che me ne sia scopate tante in realtà, sono stato fidanzato per troppo tempo e le altre, quelle che mi sono capitate dopo, erano more, bionde, una aveva pure i capelli blu, ma di rosse, neanche l’ombra.

Poi Cate si è tinta i capelli.

Rosso. Rosso come le supereroine della Marvel, rosso come lo immagini quando chiudi gli occhi e qualcuno dice rosso.

Caterina, meglio Cate, sta nel nostro gruppo da una vita. Cate è quella che ti accompagna al cinema a vedere i film di Tarantino e all’uscita ti chiede se ti vanno un hamburger e una birra. Cate parla di tutto: musica, letteratura, fumetti, arte, e quando le chiedi come fa a sapere tutte quelle cose ti dice che non lo sa, che l’ha sentito dire in giro. Cate sta con un tipo che abita a 400 km da qui, se le chiedi come l’ha conosciuto ti dice su internet, su un social network, ma poi cambia subito discorso e dice che non lo sa se stanno insieme.

Forse non stanno insieme, ma sono mesi che Cate non ci prova con nessuno, anche se le piace essere corteggiata e quando fai un’allusione lei è sempre la prima a ridere.

Insomma Cate si tinge i capelli e io mi innamoro di lei.

O meglio, mi innamoro del suo essere rossa e parto all’attacco.

Birreria, la situazione è complicata, la mia ex, la bionda, è pure la migliore amica di Cate. È lei che l’ha fatta entrare nel gruppo, quando ancora attaccavano i poster di cioè dietro la porta di camera. Lei, la ex, ancora non si è rassegnata, cerca ogni scusa per avvicinarsi, toccarmi, ma io non la voglio, non la volevo neanche prima di rendermi conto che volevo la sua amica. Mi avvicino a Cate e le sfilo una sigaretta dal pacchetto, come sempre. Attacchiamo a parlare del prossimo concerto a cui vogliamo andare, la ex ronza intorno ma lei quel gruppo non lo conosce, non può intromettersi.

Magari sarò pazzo io, magari ho troppi ormoni femminili nelle palle, ma sento l’elettricità tra di noi, le fisso la bocca mentre gioca col piercing al labbro e dio, devo baciarla stasera.

L’ex la prende sottobraccio. Andiamo Cate, ti accompagno a casa.

Lei sorride, un sorriso di scusa, come se le dispiacesse andare via, ma non riuscisse a trovare il modo di fuggire a quella morsa. Io resto in piedi dove un attimo prima c’era lei, a scuotere la cenere dalla sigaretta spenta.

No, cazzo, non può finire così. Prendo in mano il cellulare per scriverle, ma lei mi ha battuto sul tempo.

“Non guardarmi così quando c’è lei. Potesse mi strozzerebbe”

Nervosismo, mani sudate. Restiamo sul vago.

“Così come?”

La risposta è velocissima, sembrava sapesse che avrei risposto così. Sono così prevedibile? Stupido. Stupido.

“Come se tu volessi sbattermi sul tavolo della birreria”

Ok, è il mio momento.

“Forse ti guardo così perché è quello che voglio”

Cazzo. Ora non risponde più. Cazzo. È online, perché non risponde? Se la sarà presa?

“Dobbiamo parlare. Ti aspetto sotto casa mia. Portami un cornetto al cioccolato.”

Eccola, la risposta che ti spiazza.

Salgo in macchina, mi fermo al bar, mi faccio incartare un cornetto e sono sotto casa sua, non la vedo, mi accendo una sigaretta e le scrivo “sono qui”.

Lei apre la porta, poi la portiera, sale in macchina, mi guarda.

“Allora, il mio cornetto?”

Glielo passo senza riuscire a nascondere un sorriso, lo prende, lo addenta, si sporca il naso di Nutella, inizia a parlarmi di Lei.

“Non potete continuare così, lei è sempre innamorata, vuole sempre stare vicino a te e se te ti avvicini a me lei mi vede come una minaccia..”

La freno. “Forse ti vede come una minaccia perché per lei lo sei davvero.”

Ha finito il cornetto, un velo di cioccolata le è rimasto sulle labbra, ma si è pulita il naso. Resta in silenzio, per una volta non fa battute. Avvicino la mia bocca alla sua mentre lei sussurra non dovremmo.

E ci baciamo. E non me ne frega un cazzo se i suoi capelli sono rossi, verdi o zebrati, non me ne frega se qua rischiamo di essere ammazzati. Non ci scopriranno, questa sensazione è troppo bella per essere sbagliata.

Finiamo sul sedile posteriore, mi spoglio, si spoglia, lei ansima come in un film porno, ma non lo fa per accrescere il mio ego, o se finge è davvero brava a farlo. Il peso del suo corpo su di me, le sue mani mi esplorano, attente a non lasciare segni evidenti del loro passaggio. Non smetto di baciarla, non voglio finire, ma alla fine vengo, vengo dentro di lei che mi accoglie così, senza chiedermi niente, regalandomi uno degli orgasmi migliori della mia vita.

Mi fissa negli occhi, ho paura che scoppi a piangere ma lei sorride, mi dice che vorrebbe rimanere così tutta la notte, che non esistesse un dopo. Poi si allontana da me e prende due sigarette.

“Sai” mi dice allora “è la prima volta che mi fumo una sigaretta dopo aver scopato, godiamocela.”

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