Warm Bodies – Isaac Marion.

ATTENZIONE:
In questo post ci saranno sicuramente degli spoiler, non leggetelo se in futuro avete in previsione di sprecare il vostro tempo leggendo questo schifo libro.

Ci sono un sacco di motivi per cui può avere inizio un’apocalisse zombie: armi chimiche sfuggite al controllo, carne bovina imbottita di antibiotici, rituali voodoo andati male, droghe.
Ma se proprio mi impegnassi ad immaginare un motivo per cui uno zombie potesse riuscire a invertire il processo e tornare umano, non riuscirei a trovare niente di plausibile.

Questo perché, vi assicuro, qualsiasi resuscitazione dal mondo dei non morti è assurda come il pensare che gli unicorni esistano solo perché esistono gli zombie.

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Forse si è capito, ma penso di questo libro quello che il ragionier Ugo Fantozzi pensa della Corazzata Potëmkin.
Certo, ho iniziato la lettura già sfiduciata dalla frasetta acchiappacitrulle della Meyer in copertina ma, vi giuro, non credevo che una nobile figura come quella dello zombie potesse venire stropicciata e resa imbarazzante in questo modo.

La trama è basilare: R è uno zombie che durante una battuta di caccia si trova davanti una biondina urlante.
Qualsiasi altro romanzo sarebbe finito in due pagine con l’agonia e la conseguente morte della nostra eroina. Qui invece lo zombie, dopo essersi mangiato il fidanzato della bionda, decide di non mangiarla, salvarla e portarla chez lui, nell’aereoporto in cui vive.
E da qui in poi si va solo peggiorando: R inizia a parlare sempre più fluentemente, diventa sempre meno grigio, sempre più umano finché -vi giuro che stentavo a credere a quello che stavo leggendo- con un bacio stile La Bella e La Bestia R diventa di nuovo umano, il suo cuore inizia a battere ma, soprattutto, l’amore che si spande nell’aria come polline durante la scampagnata di pasquetta riesce a guarire tutti gli zombie del circondario. Ovviamente senza che venga spiegato un cazzo di come questo sia successo.

Potere dell’amore, eh?
No, potere dei decerebrati che hanno pensato che questo libro fosse meritevole di stampa.
E non solo, pure di una trasposizione cinematografica che mi riprometto di non vedere mai, mai, mai e poi mai, potessero spuntarmi due veri zombie alla porta guidati alla carica da George Romero.

Mai.

{Piccola nota positiva, ma che non basta a salvare questa lettura, credo che sia la prima volta che una storia di zombie viene raccontata dal punto di vista del non morto. Poteva essere un’occasione interessante per dare qualcosa di diverso, purtroppo è stata buttata alle ortiche con una superficialità devastante.}

«Dovresti sempre fare foto, se non con la macchina fotografica con la tua mente. I ricordi che conservi di proposito sono sempre più vividi di quelli catturati per caso».

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